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George Vithoulkas intervistato dal dr. Manish Bathia PDF Print E-mail

George Vithoulkas intervistato dal dr. Manish Bathia

Cari amici, abbiamo oggi come ospite uno dei più illustri omeopati di tutti i tempi, professore onorario dell’Accademia delle scienze mediche di Mosca, professore dell’Accademia medica di Kiev e professore aggiunto presso l’università medica dei Paesi Baschi dal 2001 al 2004. Nel 1996 è stato insignito del Right Livelihood Award (noto come premio Nobel alternativo) per il suo eccezionale contributo alla rinascita della scienza omeopatica e alla formazione di omeopati ai massimi livelli. Diamo il benvenuto al solo ed unico George Vithoulkas!

MB: George, benvenuto al nostro Hot Seat! È un piacere averla con noi. Nel nostro recente scambio di e-mail, lei ha contestato un articolo pubblicato sul Times in cui si scredita l’omeopatia (http:/www.timesonline.co.uk/). Conosco la sua preoccupazione per quanto sta avvenendo nel nome dell’omeopatia classica e la sua tesi che il declino dell’omeopatia è dovuto ad articoli del genere di quello uscito sul Times firmato Jamie Whyte che presenta l’omeopatia come una medicina voodoo. Lei era ugualmente preoccupato dell’articolo uscito su Lancet e la sua conclusione è che articoli del genere hanno una ripercussione negativa a livello mondiale. A proposito dell’articolo sul Times io ritengo che le sue argomentazioni siano molto deboli e, per quanto riguarda l’articolo su Lancet, è stato dimostrato che l’intero studio è stato condotto in modo superficiale e risentiva di influenze sfavorevoli. Cosa la preoccupa di più, in questi articoli?

GV: concordo sul fatto che Lancet abbia commesso uno sbaglio nel pubblicare l’articolo ma non dobbiamo dimenticare che Lancet rappresenta la medicina convenzionale più radicale e che quindi difende il suo dominio e possiamo capirlo. L’articolo sul Times è un’altra questione. Concordo che presenti delle tesi deboli e che sia scritto da qualcuno che non conosce a fondo come agisce l’omeopatia classica di Hahnemann, ma ciò che più mi preoccupa è che un giornale tanto rispettabile abbia permesso la pubblicazione di un tale articolo. La mia opinione è che se in generale il pubblico inglese avesse rispetto per questo metodo di cura un articolo del genere non sarebbe mai comparso su un giornale di tale diffusione e quindi ciò significa che l’omeopatia in questo paese ha perso rispettabilità e credibilità in modo sorprendente.

Nel 1984 lo stesso giornale salutava il mio arrivo in Inghilterra in prima pagina con il titolo “Il re dell’omeopatia arriva a Londra”. Dopo due anni spesi ad insegnare ad un gruppo di una quarantina di omeopati inglesi la BBC 2 fece un documentario sulla mia vita e i miei insegnamenti dando giudizi molto positivi sull’omeopatia. All’epoca si scrissero numerosi articoli favorevoli e anche il Guardian pubblicò una lunga intervista con me. Come mai venti anni dopo proprio il Times ospita un articolo così negativo sull’omeopatia ? E’ a causa di una giornalista prevenuta o la colpa non è piuttosto da attribuire alle estreme sciocchezze che, negli ultimi dieci anni si sono sentite affermare da vari omeopati “moderni”?

O ci assumiamo le nostre responsabilità e facciamo autocritica o non saremo mai presi sul serio. Il punto cruciale è di capire se veramente questi omeopati “moderni” sono in grado di affrontare condizioni davvero gravi usando l’omeopatia o se non ne fanno una gran confusione e infine rinunciano. Questo, secondo me, dovrebbe essere l’argomento di un prossimo dibattito sul vostro web-site, cioè chi è qualificato all’insegnamento.

MB: come mai, secondo lei, in Inghilterra la situazione è tanto degenerata?

GV: nonostante io sia d’accordo nell’affermare che le tesi di Jamie Whyte siano deboli, d’altra parte sono completamente in disaccordo sul fatto che la omeoprofilassi sia sufficientemente documentata. In realtà non è documentata per niente, esistono solo alcuni esperimenti e numerosi equivoci.

MB: cosa vuol dire?

GV: mi spiego: quando Hahenmann scrisse che Belladonna è in grado di proteggere dalla scarlattina, l’aveva somministrata durante un’epidemia. Sappiamo che in ogni epidemia c’è un solo rimedio che copre in una percentuale significativa la sintomatologia dell’epidemia e chiamiamo questo rimedio “genius epidemicus”. Se questo rimedio viene dato a tutta la popolazione durante l’epidemia, è probabile che serva ad evitare che qualche caso si trovi esposto in pieno all’epidemia. Fino a che non comprenderemo il meccanismo d’azione che c’è dietro a quest’idea, trarremo delle conclusioni sbagliate.

MB: qual è la sua opinione riguarda all’azione di Belladonna come omeoprofilassi nella scarlattina?

GV: la spiegazione è che dato che i sintomi dei pazienti colpiti da scarlattina corrispondevano alla sintomatologia di Belladonna, allora questo rimedio è in grado di agire come cura di questi pazienti e non, ovviamente, come profilassi. In nessuna circostanza, come omeopati, possiamo parlare di omeoprofilassi come se funzionasse allo stesso modo in cui i vaccini agiscono e sono usati attualmente.

MB: quindi non possiamo parlare di una ricerca nella prevenzione attraverso i rimedi omeopatici?

GV: volendo fare ricerca riguardo all’ipotesi sull’idea di Hahnemann sulla prevenzione, possiamo somministrare rimedi durante una epidemia ma solo dopo aver trattato alcuni casi e trovato il genius epidemicus che meglio copre questa epidemia. Dopo questo esperimento siamo in grado di paragonare i risultati con un gruppo di persone non vaccinate e dopo averlo ripetuto alcune volte, pubblicare i risultati. In questo caso è possibile trovare delle differenze anche sostanziali a favore dell’omeopatia ma è necessario ammettere in tutta onestà in che misura. La pratica invece di somministrare in precedenza rimedi omeopatici in previsione di una eventuale epidemia e affermare che questi rimedi sono a scopo preventivo è per lo meno irresponsabile.

Un rimedio è in grado di agire e di prevenire solamente quando i sintomi che ad esso corrispondono hanno iniziato a manifestarsi e ciò significa che il rimedio agisce come agente curativo nella fase iniziale dell’epidemia e non come profilassi. La differenza è fondamentale ed enorme se dobbiamo spiegare al pubblico ciò che avviene esattamente e non cercare di dare l’impressione di avere scoperto un nuovo metodo preventivo delle malattie.

MB: preferirebbe i vaccini come sono usati attualmente?

GV: non vorrei che, sulla base di quanto ho detto finora, si potesse presumere che io approvi come pratica corretta il sistema di vaccinazioni quale è praticato dalla medicina convenzionale. Nel mio testo “la scienza dell’omeopatia” ho dato un resoconto di come funzionano le vaccinazioni secondo me e non lo ritengo un metodo sano. Tuttavia ciò di cui parliamo oggi è una cosa diversa, cioè si tratta di capire se noi, come omeopati, abbiamo una risposta al quesito della profilassi o no. Se ce l’abbiamo, allora diamone le prove, forniamo le ricerche su cui ci basiamo, altrimenti, smettiamo di illudere le persone facendo credere di avere delle risposte. Un simile comportamento irresponsabile sarà prima o poi la causa di qualche tragico epilogo le cui ripercussioni a sfavore dell’omeopatia saranno avvertite a livello mondiale. In questo Jamie Whyte ha ragione per quanto io sia convinto che abbia usato un esempio così estremo per attaccare un sistema che ha perso di credibilità in Inghilterra e non solo sul tema dei vaccini.

MB: dia un’occhiata a questa intervista con il dr. Isaac Golden

GV: lei fa l’esempio di Golden per quanto riguarda la ricerca. Gli argomenti sostenuti da Golden in questa intervista non hanno supporto o validità scientifici e mi astengo dal fare commenti giudicandolo un uomo onesto e animato da buone intenzioni. Non dimentichiamo però che qui stiamo parlando di un argomento molto serio, cioè la salute delle persone e l’essere animati da buone intenzioni non costituisce una giustificazione. Non possiamo essere presi sul serio se noi stessi non iniziamo ad essere seri nei nostri sforzi e nelle nostre ricerche.

MB: ci dia un esempio di ciò che intende accusandoci di scarsa serietà.

GV: darò questo solo esempio. Nella sua intervista, Golden afferma che dopo aver somministrato dosi ripetute di diversi rimedi a scopo preventivo, ha osservato che non si sviluppava alcun sintomo dei provings. Al tempo stesso, da parte di coloro che stanno effettuando i “nuovi” provings (seguendo nuove metodologie) si afferma che, dopo la di un rimedio alle alte potenze (oltre il numero di Avogadro) nella maggior parte dei provers si sono sviluppati centinaia di sintomi. L’ovvia conclusione è che, in seguito a provings di questo genere, sono stati pubblicati dei libri (al costo di 20 euro!). E non è finita qui: a seguito di queste pubblicazioni, alcuni omeopati hanno addirittura già trovato dei casi che necessitano di questi particolari rimedi e in cui il paziente è guarito! Mi chiedo come mai ci offendiamo quando i medici convenzionali si chiedono se la nostra è una scienza o non sia piuttosto un circo di ciarlatani!

MB: quale delle due versioni è corretta secondo lei? È possibile che i sintomi vengano prodotti da un’alta potenza o no? Nel par.128, Hahnemann ha affermato che i provings dovrebbero essere effettuati con la 30c.

GV: la verità, come al solito, sta nel mezzo. Sto scrivendo un articolo a proposito dei provings e quindi non entro nel merito della questione in modo approfondito. Basti dire che per ottenere sintomi da una alta potenza è necessario che il prover sia sensibile alla sostanza. Quindi alcuni o solo pochissimi provers sensibili svilupperanno sintomi dai rimedi scelti per la profilassi, tuttavia ce ne saranno in entrambi i gruppi. Ciò che è incredibile è che la maggior parte dei sintomi attribuiti al rimedio durante uno di questi “moderni” provings non sono che il frutto dell’isteria collettiva dei partecipanti alla sperimentazione. Che confusione si creerà nel nostro campo quando provings così privi di fondamento verranno inseriti negli strumenti del nostro lavoro che sono i repertori e i computers? Se argomenti così importanti non destano preoccupazione negli “omeopati moderni”, io non sono invece affatto preoccupato se ferisco i loro sentimenti e se non sanno accettare critiche alle loro attività pubbliche.

MB: perché tanta severità nelle sue espressioni?

GV: ci tengo a fare alcune precisazioni che chiariranno molti degli equivoci che si stanno affermando in nome dell’omeopatia classica. La prima è che il placebo e il simillimum omeopatico hanno lo stesso meccanismo d’azione. L’effetto placebo è messo in moto dall’autosuggestione del paziente che provoca la mobilizzazione del meccanismo di difesa attraverso forti sentimenti di fede. Allo stesso modo agiscono la guarigione spirituale, lo yoga, la meditazione, la pranoterapia e terapie simili. In omeopatia la guarigione avviene attraverso una mobilizzazione simile del sistema immunitario mediante la somministrazione del rimedio corretto, del simillimum. In parole povere, per farmi capire più chiaramente, se la prima reazione della mobilizzazione del sistema immunitario è la produzione di serotonina nel sangue, noi abbiamo la stessa reazione in entrambi i casi. Il fenomeno placebo, di cui ho parlato per anni nei miei insegnamenti, è alla base di tante guarigioni “miracolose” osservate da alcuni omeopati e attribuite ai “nuovi rimedi”.

In realtà, qualunque cosa avessero dato a pazienti tanto suggestionabili avrebbe funzionato ugualmente. Ciò che non si dice è che le guarigioni mediante placebo si verificano solamente quando il livello di salute a cui il paziente appartiene, secondo la teoria che ho enunciato negli ultimi anni, è nelle fasce più alte. È necessario avere una buona conoscenza di questa teoria per comprendere a fondo ciò che sto dicendo e che è che le guarigioni mediante placebo avvengono solo con pazienti considerevolmente sani nonostante la loro sofferenza e patologia facciano apparire il contrario, mentre quando la patologia è ad un livello profondo l’effetto placebo è superficiale e il suo effetto solo temporaneo, esattamente come avviene con un rimedio non corretto ma simile a quello giusto.

Ho anche detto ripetutamente che il 40% dei casi guariti con l’omeopatia in tutto il mondo si possono ascrivere al gruppo dell’effetto placebo. I casi realmente guariti in risposta al corretto rimedio omeopatico devono rispondere a parecchi parametri che confermino l’azione del rimedio e che li differenziano dall’effetto placebo, come ad esempio il ritorno di vecchi sintomi ecc.

Inoltre l’effetto placebo non sarà mai efficace in gravi casi degenerativi come le malattie neuromuscolari, la sclerosi multipla, le malattie autoimmuni, gravi disturbi mentali, enfisema, gravi condizioni allergiche ecc. In questi casi dovete trovare non solo il rimedio corretto con cui iniziare, ma la corretta sequenza dei rimedi in successione e avere la conoscenza di come trattare il caso per ottenere dei risultati positivi.

MB: qui abbiamo una forte controversia: in India gli omeopati curano molte patologie su base giornaliera e inoltre molti dottori non ritengono necessaria una visita prolungata di due ore come si fa in Occidente, perciò le guarigioni mediante suggestione o psicoterapia sono escluse. Eppure incontriamo tante guarigioni che è difficile per me essere d’accordo su questo punto. È possibile che dei sintomi funzionali spariscano con un placebo ma non le patologie, per lo meno non regolarmente.

GV: ha ragione quando parla di omeopati indiani che curano patologie gravi. Io parlo del mondo occidentale dove gli omeopati trattano per lo più patologie profonde e molti casi mentali. L’equivoco è originato dal fatto che la maggior parte degli omeopati non è a conoscenza della mia teoria riguardante i livelli di salute. I casi indiani, nonostante la patologia possa essere grave, non sono casi complicati e appartengono ai livelli superiori nei quali i rimedi sono solitamente chiari e, una volta trovato il rimedio, il risultato ha del miracoloso.

I pazienti occidentali, con tante soppressioni dovute all’uso di medicinali chimici, tante vaccinazioni e stress, sviluppano patologie psicosomatiche profonde e diventano perciò casi molto difficili da trattare omeopaticamente. Molti di questi casi sono pazienti mentalmente instabili pronti a cercare conforto in qualunque cosa, preghiera, meditazione yoga, una nuova terapia, qualunque cosa sia nuova e stimolante darà l’impressione di essere migliorati. Ho sentito una volta una omeopata tedesca che affermava di avere molto successo con molti pazienti e che, quando le chiesi da quale casa farmaceutica si procurava i rimedi, mi disse che se li preparava da sola. Scriveva su di un foglio il nome del rimedio e la potenza e, per mezzo di una macchina, li produceva all’istante. Ditemi se questo non è un effetto placebo al cento per cento. Il suo successo economico era così soddisfacente che fece una grossa donazione alla Fondazione George Vithoulkas Stifftung, in Germania.

A parte episodi di questo tipo, la mia esperienza è che nelle persone con grave patologia profonda e appartenenti ai livelli più bassi di salute, si possono, osservando i loro casi, vedere riferimenti a tutti i precedenti rimedi ricevuti e da cui hanno tratto qualche giovamento che, tuttavia, mai ha raggiunto la loro reale patologia. Mi è capitato di dare per errore un rimedio sbagliato e di sentirmi riferire dal paziente che notava un miglioramento. Guarigioni e ammissioni di questo genere sono tutti placebo a meno che non siano seguiti da parametri che sono noti a tutti gli omeopati e che sono ad esempio:aggravamento iniziale, ritorno di vecchi sintomi, progressione della malattia dal centro alla circonferenza, dall’alto al basso ecc. Ciò che è meno noto, e che io ho insegnato ai miei studenti, è che se la malattia va ad uno strato più profondo e il livello di salute si è considerevolmente abbassato, viene il momento in cui l’organismo non è più in grado di produrre condizioni acute. Una vera cura riporterà l’organismo alla possibilità di manifestare febbre alta con infiammazione. Tutte queste nozioni entreranno a far parte del secondo volume The Science of Homeopathy in cui darò i dettagli contenuti nei corsi video e presentati al dipartimento indiano dell’Accademia. Per maggiori informazioni sui corsi video potete contattare Hiralal Agarwal ( This e-mail address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it ) o il dr. Santosh Kothari ( This e-mail address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it )

MB: non c’è dunque alcuna possibilità o apertura verso nuove idee?

GV: al contrario, idee nuove sono necessarie ma nessuno dovrebbe renderle pubbliche prima di averle verificate più e più volte. E’ ovvio che nuovi esperimenti e idee sono necessari e benvenuti dato che la nostra scienza è in espansione e non ci sono depositari della verità in esclusiva. Abbiamo ancora tanto da imparare. Anch’io sono stato un innovatore ma ho reso pubbliche le mie teorie solo dopo trent’anni di osservazioni e sperimentazioni. E anche quando le ho passate ai miei studenti ho raccomandato di verificarle e accertarsi da soli che fossero giuste o no. Anche negli insegnamenti ai medici già specializzati, nel presentare casi dal vivo, ho sempre cercato conferme a queste idee.

MB: anche coloro che lavorano ai nuovi metodi e alle nuove idee affermano che le loro teorie si basano su anni di esperienze e osservazioni, verificati clinicamente e testati da centinaia di altri omeopati. In che modo la nostra comunità potrà decidere in che direzione muoversi? Come sapremo quali studi e lavori promuovere e continuare e quali criticare? Sono decisioni da prendere sulla base di opinioni personali o dobbiamo lasciare che il nostro sistema evolva naturalmente basandosi sulla esperienza clinica della comunità intera?

GV: il sistema può o evolvere o degenerare come è accaduto alla morte di Kent quando è letteralmente caduto nel dimenticatoio. Tutto dipende sempre dalle decisioni individuali e dalla conoscenza e integrità degli individui che decidono. Come ho detto mi sento costretto a rifiutare ciò che è ovviamente assurdo non importa quanto chi lo propone asserisca di averlo sperimentato. Credo che ogni omeopata sia a conoscenza della ricerca condotta nel 2004 per verificare se un’alta potenza fosse in grado di produrre i sintomi delle keynote di alcuni rimedi molto conosciuti : “Sintomi dei provings omeopatici: risultato di un processo locale, non locale o placebo? Studio pilota cieco o controllato da placebo”.(Homeopathy, vol.93, n.4, ottobre 2004, pag. 179-185 H. Walach, J.Sterr, R. Schneider, R. Shabi, A. Bd e R. Rieber.).

Il risultato fu un totale disastro: coloro che avevano preso il rimedio manifestarono sintomi simili a coloro che erano inseriti nel gruppo del placebo e, anche peggio, non uno dei provers manifestò le note keynotes del rimedio. In questa seria ricerca uno dei progettisti della ricerca era proprio colui che più di ogni altro aveva sostenuto i provings dei nuovi rimedi e scritto diversi libri con migliaia di sintomi ottenuti dopo una singola dose del rimedio! Possiamo chiamare tutto questo il risultati di anni di sperimentazione? Non è una vergogna?

In tutti i casi, nuove idee come quella che se sembri un vegetale devi prendere un rimedio dal regno vegetale e così via, vengono screditate dopo qualche anno e non possiamo consolarci dicendo che tanto il sistema così facendo ritrova da solo il suo equilibrio perché intanto qualche centinaio di studenti ingenui vengono delusi da simili sciocchezze e abbandonano il campo. Un insegnante che diffonde favole al pubblico è pronto a sostituire una favola con un’altra non appena questa ha perso la sua influenza. D’altra parte la storia ci ha insegnato che il sistema non si è per niente riequilibrato dopo Kent avendo affrontato situazioni del genere. Ci sono voluti 50 anni prima che individui decidessero di sacrificarsi per ricondurre questa scienza al livello di eccellenza che le compete.

MB: cosa accade in Grecia dove lei insegna da 10 anni?

GV: contrariamente a ciò che è accaduto in Inghilterra e in USA, in Grecia si è osservato un trend positivo che è culminato con l’assegnazione di un Master Degree presso l’Università dell’Egeo che è un riconoscimento molto importante delle università greche. Le università pubbliche in Grecia sono molto prestigiose e le loro decisioni sono sostenute dal Ministero dell’Educazione. Il passo di concedere un Master Degree è stata una decisione sorprendente da parte del senato accademico e si è basata sull’evidenza e la dimostrazione dell’efficienza e utilità di questo metodo terapeutico. I professori universitari si sono meravigliati delle opinioni riportate sul Times e di scoprire che tra le file degli omeopati vengono sostenute sciocchezze simili. In Occidente le cose non si svolgono con la rilassatezza e pacatezza che si possono trovare nella benedetta India.

MB: l’omeopatia è una scienza in espansione ed è normale che ci siano delle persone che presentano nuove ipotesi e che desiderano sperimentare su argomenti che non sono ancora ben capiti. Possiamo avere dei dibattiti, discussioni e divergenze all’interno della nostra comunità e, quando si tratta di difendere l’omeopatia, restare uniti e compatti.

GV: prima di continuare questa discussione dobbiamo essere d’accordo su alcuni fatti. Ad esempio, idee come dinamizzare una canzone o un pezzo del muro di Berlino o la piuma di un’aquila se il paziente somiglia ad un’aquila, o scrivere il nome del rimedio su un pezzetto di carta mettendolo sotto un bicchier d’acqua, o scegliere un rimedio vegetale se il paziente ha l’aspetto di un vegetale, o che non servono provings dei rimedi perché basta la nostra immaginazione a determinare i sintomi, sono, per essere benevoli, idee che hanno degradato l’omeopatia e provocato l’uscita di articoli come quello sul Times. Se accettiamo che queste idiozie siano riconducibili all’omeopatia allora la domanda diventa questa: intorno a che cosa dobbiamo restare uniti, ad un’idea solida e su cui si può lavorare e cioè gli insegnamenti di Hahnemann, o ad idee pazzesche? Dobbiamo sostenere lo sperimentatore di nuove idee a qualunque costo anche se queste sono folli? O non dobbiamo restare uniti intorno a che fa un lavoro serio dimostrando al mondo gli eccellenti risultati terapeutici di questa scienza?

Non trova strano chiedere a professionisti seri di accettare delle stupidaggini invece di chiedere a quelli idioti di smetterla di danneggiare i medici seri che hanno l’integrità e la competenza per dimostrare alla comunità scientifica mondiale che cosa è in grado di fare l’omeopatia? Conosco molti omeopati che detestano queste stupidaggini ma non hanno il coraggio di uscire allo scoperto e criticare queste idee per così dire moderne.

MB: alcuni metodi sono usati da persone che non fanno parte propriamente dell’ambiente omeopatico, che si tratti di far dormire il paziente sopra il nome del rimedio o di mettere un bicchier d’acqua sul foglietto con scritto il nome del rimedio e poi far bere l’acqua o usare un pendolo per trovare il rimedio. La prima cosa da notare è che si tratta di un piccolo manipolo di persone che usano questi metodi e che se, tra mezzo milione di omeopati, una ventina o una cinquantina usando metodi al limite dello sciamanismo o del voodoo, questo non interessa il movimento omeopatico nel suo complesso.

GV: non sono d’accordo che ci siano solo 20 o 50 persone che praticano questo tipo di medicina chiamandola omeopatia. In USA e Inghilterra secondo me rappresentano la maggior parte e per questo la pubblicità negativa è così forte e le richieste provenienti da Stati Uniti e Canada su come trovare un buon omeopata sono così insistenti. Come ho detto ci sono tanti buoni omeopati che sono oscurati da coloro che si mettono più in evidenza e sostengono di essere innovativi nel campo dell’omeopatia.

MB: ogni volta che viene pubblicato un articolo in cui l’omeopatia è attaccata, si dice che non esiste ricerca che dimostri che l’omeopatia funziona e su questo gli omeopati dovrebbero riflettere. Non mi interessa che le persone usino una energia guaritrice che non rientra nel campo dell’omeopatia o della scienza in generale. Il fatto è che questi fenomeni non devono essere classificati come omeopatia e ci dovrebbe essere una qualche direttiva a questo proposito, che riceva l’approvazione dei membri anziani della comunità omeopatica. Sentiamo veramente la necessità di un forum internazionale di membri anziani che trovi dei filtri per tutto ciò che si scrive sull’omeopatia di Hahnemann. Gli ordini professionali godono di considerazione e aiuti e collaborano con i governi a vari livelli. Dobbiamo attrezzarci anche noi.

GV: mi fa molto piacere sentir parlare in questi termini. È grazie all’aver fornito dimostrazioni solide e qualificate che l’omeopatia è potuta entrare a livello universitario come Master’s Degree in Grecia. La Grecia è uno dei paesi più conservatori in Europa e l’Università dell’Egeo una tra le migliori delle 22 università greche. Se la comunità internazionale non comprende che dobbiamo mantenere le distanze dall’idiozia e combattere i pregiudizi e gli interessi acquisiti, penso che passerà molto tempo prima che l’umanità possa godere dei reali benefici delle scoperte di Hahnemann.

MB: lei, George, ha ricoperto un ruolo fondamentale nella rinascita dell’omeopatia in Occidente. Nelle ultime tre o quattro decadi l’omeopatia è ritornata ad essere popolare e questa tendenza non sembra arrestarsi. Lei ha lavorato indefessamente per l’omeopatia, per tutta la sua vita. Qual è la sua visione del futuro dell’omeopatia? Che ne sarà dell’omeopatia tra 20-25 anni?

GV: se sulla scena ci saranno persone integre, preparate e forti e se vorranno combattere l’inerzia, gli interessi acquisiti e l’egoismo, allora ci sarà una speranza, vivremo in un mondo migliore, più sano, più giusto e libero. Non credo che ciò accadrà e prevarranno l’inerzia e l’egoismo. Dovranno passare molti corsi e ricorsi prima che il mondo accetti il fatto che questo sistema medico diventa comprensibile se confidiamo nelle future rivelazioni sulla teoria dei quanti e che le persone attualmente hanno paura di chiamare con il suo vero nome e cioè il substrato universale dell’amore sublime e della saggezza.

MB: concordo ma spero davvero che riusciremo in questa vita a vedere il momento in cui le nostre certezze a proposito del nostro sistema troveranno una verifica! Mi piacerebbe moltissimo continuare questa discussione con lei, George, ma abbiamo esaurito il tempo e lo spazio a nostra disposizione. Continueremo forse in un altro numero di Homeopathy 4 Everyone. Vorrei ringraziarla per il suo pensiero e le preoccupazioni che ha condiviso con noi oggi e spero che il suo lavoro continui ad ispirare future generazioni di omeopati!


George Vithoulkas attualmente è professore onorario dell’Accademia delle Scienze mediche di Mosca, Professore dell’Accademia delle scienze Mediche di Kiev e professore aggiunto dell’Università medica dei Paesi Baschi (2001-2004). Nel 1996 è stato insignito del Rught Livelihood Award (noto come premio Nobel alternativo, www.rightlivelihood.org) “per i suoi eccezionali meriti e contributo alla rinascita della scienza omeopatica e per l’insegnamento di altissimo livello”. Le Nazioni Unite (Department Forum) comsederano questa onorificenza una delle più prestigiose a livello mondiale e la rivista Time ha definito il promotore di questa iniziativa Jacob Uexkull uno dei 37 eroi del 2005.

Nel 2000 Vithoulkas ha ricevuto dal Presidente della repubblica la medaglia d’oro della Repubblica ungherese per i suoi meriti e il suo lavoro nel campo della medicina omeopatica.

Nel 1995 ha fondato ad Alonissos l’Accademia Internazionale di Omeopatia Classica di cui è direttore e in cui trasmette il frutto di 40 anni di esperienza e le sue ultime teorie sui livelli di salute. Nei suoi insegnamenti fornisce i particolari che aiutano il medico a determinare lo stato di salute di ogni singolo paziente e a decidere se un caso è adatto ad essere curato con l’omeopatia e la quantità di tempo e rimedi necessari a portare a termine la cura.

Ogni anno, nei mesi estivi, gruppi di medici provenienti da vari paesi fanno tirocinio e ricevono insegnamenti. Ci sono medici che arrivano da Germania, Italia, Svezia, Norvegia, Regno Unito, Russia, USA, Canada, Austria, Giappone, India, Mexico, Brasile e, ovviamente, Grecia.