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INTERVISTA CON IL PROF. GEORGE VITHOULKAS
Da Nancy Christidi
Giornale ‘Diagnosis’
Ottobre 2007
• Prof. Vithoulkas, lei si è dedicato all’omeopatia a causa del suo precario stato di salute nella sua infanzia. Oggi, a lei è stato dato l’appellativo di “riformatore dell’Omeopatia del secolo”. C’è stato un momento nella sua vita da scienziato in cui ha provato una sensazione di pentimento?
Risponderò in base alla mia personale esperienza. Ho più di settantacinque anni e non ho mai, fino ad oggi, preso un farmaco chimico della medicina convenzionale, e questo, nonostante che la mia salute nell’infanzia sia stata molto precaria.
Comunque, questo è niente, in confronto alle decine di migliaia di casi cronici che abbiamo visto, e che sono stati curati. Non esiste soddisfazione più grande per chiunque sia coinvolto nell’insegnamento di questo tipo di medicina, che vedere curate persone che hanno sofferto per anni.
• Lei ha dichiarato che l’omeopatia “appartiene alla medicina pura e differisce soltanto nel suo approccio terapeutico nei riguardi dei pazienti e degli stati sui quali la medicina convenzionale ha poveri risultati o addirittura nessuno. Come si può definire cos’è la “medicina pura”?
I medici che applicano l’omeopatia oggi usano tutti i tipi di metodi diagnostici disponibili, incluse le tecnologie mediche moderne, e il solo punto dove si differenziano è l’approccio omeopatico. E’ solo il trattamento che differisce e, invece di prescrivere farmaci chimici, prescrivono rimedi omeopatici altamente diluiti.
Se lei dovesse scegliere fra una forma di trattamento medico che restituisce la salute senza alcun effetto indesiderato, e un’altra forma di trattamento che può trattare certi stati ma che spesso influenza negativamente o addirittura disturba alcune parti del suo organismo, quale dei due metodi sceglierebbe?
Sceglierebbe certamente il primo metodo.
Non dovremmo quindi sostenere che questo è un metodo medico puro ed efficace? Questo è quello che ho detto.
La corretta espressione è, forse, che un approccio omeopatico è parte di quello che uno potrebbe chiamare un genuino sistema terapeutico, e sono i risultati dell’omeopatia che gli danno il diritto di esservi inclusa.
• Lo scorso aprile, un editore del giornale “The Times” ha usato la parola “voodoo” per caratterizzare l’omeopatia. L’articolo è stato pubblicato in una rivista greca. Fino a che punto tali pubblicazioni allontanano i pazienti dall’omeopatia, e come la comunità omeopatica può reagire ad esse?
Sfortunatamente ci sono molte “pazze” idee, così come una certa ciarlataneria, in questo mondo della medicina alternativa. Questo è dovuto ad una carenza di legislazione. Queste idee sono inserite nella sfera omeopatica dai loro iniziatori, che cercano uno spazio per loro stessi all’interno della caotica arena dei nuovi metodi terapeutici. C’è stata una recente inondazione di migliaia di dichiarazioni annuncianti nuovi metodi terapeutici che rivendicano cose impossibili. Nel caso del giornale “The Times”, l’autore dell’articolo ha letto le opinioni di un certo chimico australiano che rivendicava che l’omeopatia ha i propri vaccini, con migliori risultati di quelli usuali!
C’è quindi da aspettarsi che i suoi “capelli si siano rizzati” per scrivere, abbastanza comprensibilmente, che tutto ciò suonava come voodoo.
Tali idee sono presentate quotidianamente da individui irresponsabili, che sembra si avvantaggino del fatto che c’è una carenza legislativa. Speculano sull’ignoranza e la fiducia dei pazienti di oggi, che sono alla ricerca continua, all’interno del caotico mondo delle terapie alternative, trattamenti con il minimo dolore e i migliori risultati.
• Si potrebbe dire che i critici più serrati dell’Omeopatia siano i medici convenzionali. Cosa ha da perdere la medicina convenzionale, e cosa può guadagnare, dall’accettazione e dalla cooperazione con l’omeopatia?
E’ stato provato che questi critici ignorano, o vogliono ignorare, la conoscenza dell’omeopatia. Chiunque ha criticato l’omeopatia in buona fede, e chiunque ha accettato una discussione, si è rapidamente trovato immerso nel campo dell’omeopatia. La medicina non ha niente da perdere da una seria discussione e uno scambio di conoscenza con l’omeopatia, al contrario può imparare molto. Quelli che hanno paura di perdere sono le industrie farmaceutiche e tutti coloro che beneficiano da queste attività, perché è vero che le medicine utilizzate dai pazienti sono ridotte o addirittura interrotte nel caso in cui i pazienti sono trattati omeopaticamente.
• Ci sono, naturalmente, certe questioni di natura pratica, quando parliamo di cooperazione fra l’omeopatia e la medicina convenzionale. In odontoiatria, per esempio, quale potrebbe essere il contributo da parte dell’omeopatia?
Dal momento che lei fa riferimento all’odontoiatria sarebbe importante citare qui che una brillante dentista ha recentemente elaborato una tesi per un dottorato presso la scuola di odontoiatria dell’Università Aristotelica di Thessaloniki avente per oggetto “Il contributo dell’Omeopatia nel trattamento convenzionale di pazienti con disturbi craniali e mascellari”. Alla sua tesi è stato assegnato il più alto voto da parte dei sette membri della commissione esaminatrice. Questo fatto indica abbastanza la possibilità per l’omeopatia di intervenire nel campo dell’odontoiatria.
• In una passata intervista lei ha detto che il meccanismo d’azione del rimedio omeopatico era lo stesso dell’effetto placebo. Non è vero che una tale dichiarazione rafforza le “accuse” di terapia auto suggestiva?
E’ ben risaputo che ci sono una serie di casi che vengono riferiti come di auto-guarigione, o casi in cui la fede in Dio o in un santo scateni il meccanismo di difesa dell’organismo e provoca guarigioni impressionanti. Questo può in verità accadere, e nessuno può dubitarne.
Un simile effetto mobilitante accade con i rimedi omeopatici. La differenza risiede nel fatto che questo meccanismo dato dalla fede è solo scatenato in circostanze eccezionali, suscitato da un forte sentimento positivo. Questo tipo di mobilizzazione dell’organismo può persino accadere a causa di una profonda passione, in cui un individuo che s’innamora può improvvisamente trovare che i suoi disturbi di salute sono stati curati. Questi casi, comunque, sono rari, e in caso di ricaduta questi organismi non possono essere curati.
I rimedi omeopatici mobilitano il meccanismo in una maniera simile, ma in questo caso avviene che il paziente lo voglia o no. Le vibrazioni che il “vero” rimedio porta all’organismo sono simili all’effetto placebo, ma molto più forti e indipendenti dal fatto che il paziente che sta ricevendo le vibrazioni ci creda.
Durante il fenomeno dell’effetto placebo le vibrazioni dell’organismo, che originano nella convinzione del paziente che starà meglio sotto l’effetto del rimedio fittizio, sono normalmente di piccola entità. Quindi solo disturbi minori possono essere curati, e la maggior parte di essi solo per un breve periodo, mentre i rimedi omeopatici, che possono essere ripetuti quando è necessario in accordo con il giudizio medico, sono un potente mezzo terapeutico che può curare un profondo stato patologico dell’organismo.
• Ci sono molte persone che dividono l’Omeopatia in Classica e Moderna. Questa divisione si riferisce alla scelta dei rimedi, o ci sono anche altre differenze?
La differenza risiede nel fatto che per causare la vibrazione di un organismo è necessario trovare un rimedio che sia estremamente “amichevole” per questo particolare paziente. Questo rimedio può essere chiamato come il suo personale rimedio, e se non è scoperto, l’organismo non vibrerà e non si muoverà in una direzione terapeutica.
Questo processo di scoperta del rimedio particolare è difficile e prende molto tempo. Richiede una grande specializzazione da parte del medico, così come una gran quantità di tempo, per prendere nota dell’anamnesi del paziente in modo che tutte le informazioni necessarie vengano raccolte. L’informazione deve essere analizzata correttamente e disposta in ordine in modo da trovare il rimedio corretto.
Queste difficoltà hanno indotto a soluzioni più semplici. Invece di cercare il rimedio personale – o ‘un ago in un pagliaio – dieci, quindici o addirittura venti rimedi sono somministrati insieme, dopo aver raccolto l’anamnesi del paziente in modo rapido e superficiale, con la speranza che il giusto rimedio sia fra i quindici o venti.
Questo è quello che i cosiddetti policisti fanno, in contrapposizione con gli unicisti, o classicisti, che applicano correttamente l’omeopatia. Lo scopo di queste varianti è quello di semplificare apparentemente le difficoltà, ma quando queste occasionalmente saltano fuori, il risultato è triste.
Il mio intervento dal 1960 in poi è stato quello di portare l’omeopatia indietro alle proprie origini. Cosa avrei dovuto fare per non dispiacere le industrie farmaceutiche omeopatiche che, invece di vendere venti o trenta rimedi, ne vendevano solo uno? Abili rappresentanti di governo hanno spesso approfittato di questo conflitto dicendo che gli omeopati non riescono a trovare un accordo fra di loro, lasciamo che prima essi si decidano e poi vedremo! Secondo me, questi discorsi sono delle scuse per ritardare il riconoscimento.
• La prevenzione è l’argomento principale del Servizio Sanitario Nazionale. Qual è il ruolo dell’omeopatia nella prevenzione di serie patologie, come l’ipertensione, il diabete o la depressione che sono problemi talmente seri nei giorni nostri?
L’omeopatia è la medicina preventiva per eccellenza, poiché organismi che cominciano a essere disturbati sono rapidamente riportati a uno stato di equilibrio.
D’altra parte la medicina convenzionale aspetta che una patologia appaia abbastanza chiaramente prima di intervenire. L’omeopatia interviene addirittura quando segni funzionali sono presenti nell’organismo. Può così prevenire successivi sviluppi.
• Lei ha definito, quale unità di misura della salute umana, “il grado di creatività, sia per il bene dell’individuo che per quello collettivo”. Lei crede che la società, come entità, possa essere aiutata dall’Omeopatia, e come?
Sì, può! La ragione risiede nel fatto che un organismo veramente sano non ha facilmente bisogno di droghe allucinogene, non coinvolge se stesso in azioni degenerative, e non ha bisogno di prendere, persino in tenera età, farmaci chimici che influenzano il suo equilibrio spirituale.
L’omeopatia, restituendo la salute alla gente, può aiutare la società a vivere in maniera più pacifica e cooperativa, poiché il tessuto di una tale società sarà costituito da persone equilibrate e non da “mostri” che provano disperatamente a divorarsi gli uni gli altri con il solo proposito del guadagno personale.
• “L’umanità ha sofferto molte grandi catastrofi a causa dell’egoismo d’individui in posizioni di potere”, ha scritto in uno dei suoi libri. Qual è la relazione fra l’Omeopatia e la Politica?
L’omeopatia è la forma terapeutica più pacifica e più mite al mondo d’oggi. Può essere solo praticata in società che sono basicamente pacifiche. In società che hanno compreso l’importanza della pace interiore.
Questa è la ragione per cui ho anche detto che la medicina convenzionale non deve temere la diffusione dell’omeopatia. La medicina convenzionale, con i suoi “violenti” rimedi (antibiotici, cortisonici, ormoni, farmaci psicotropici), segue un mondo che è “violentemente” antagonista e individualista.
La politica e i politici continueranno, per lungo tempo ancora, a determinare gli sviluppi nelle sfere sociali, economiche e militari ma anche in quella sanitaria.
• Ci sono state occasionali discussioni circa le vaccinazioni nell’infanzia. L’omeopatia non ha ancora dato una chiara risposta se è contro o a favore di esse. Lei crede che le vaccinazioni dei bambini siano necessarie o pensa che possano essere evitate con l’uso dell’omeopatia?
Questa è una questione importante che non posso commentare pubblicamente. Posso comunque dire quanto segue: che in futuro potrà essere mostrato che gli effetti indesiderati causati dalle vaccinazioni avranno causato influenze terrificanti sulla salute della popolazione mondiale. Questo è quindi un argomento che deve essere studiato profondamente ed è necessario trovare i corretti parametri, con gli effetti indesiderati minimi possibili, se alla fine decideremo che le vaccinazioni saranno utili.
• Lei può dare un supporto legislativo all’Omeopatia in Grecia. Il primo passo è stato fatto lo scorso Maggio, con la fondazione del Dipartimento di Specializzazione post-universitario in Sistemi Terapeutici Olistici Alternativi all’Università dell’Egeo. Presumo che questo sviluppo si sia dimostrato soddisfacente.
Naturalmente, questo è uno sviluppo molto soddisfacente. Sono particolarmente felice che varie scuole mediche in Europa cerchino il mio contributo per l’insegnamento del vero pensiero e della vera pratica omeopatica per i loro medici. Sono soddisfatto, per esempio, del fatto che il Ministero della Sanità Russo riconosca i miei insegnamenti, che sono esercitati all’Accademia Medica di Mosca.
Questo non significa comunque che l’argomento è risolto o che l’Omeopatia è stata adeguatamente riconosciuta in tutti i paesi Europei.
Ho paura che questo prenderà molto tempo!
• Lei crede che ora i medici e i dentisti parteciperanno ai corsi di specializzazione, ci sarà un miglioramento nelle relazioni fra la medicina convenzionale e l’omeopatia?
No, non migliorerà. All’inizio ci sarà un periodo di attesa e di aspettativa, seguita da un periodo di conflitto e finalmente ci sarà l’armonia.
Se mi chiede se io sarò vivo per questo ultimo stadio, la mia risposta è: certamente no.
• Lei crede che qualche Università di punta aprirà le porte all’Omeopatia? Pensa che l’Omeopatia avrà mai il successo di essere riconosciuta come specializzazione medica?
Si, può. Alcuni illuminati all’interno della classe dirigente medica faranno pressione per questo, naturalmente più che potranno. Si troveranno di fronte all’onda di marea dell’interesse e del guadagno personale che regna supremo oggi in tutte le aree della nostra vita.
Il pieno riconoscimento dell’omeopatia verrà solo molto più tardi, quando la nostra società svilupperà ed evolverà, attraverso le esperienze di dolore e d’infelicità che saranno causate da una miriade di scelte erronee, e quando un periodo di silenzio e di meditazione alla fine determinerà necessariamente uno stato di globale coesistenza e di pace. Quanto dobbiamo aspettare perché questo accada? Possibilmente diversi secoli.
• Lei, recentemente, vive ad Alonissos in modo permanente, dove insegna nell’Accademia di Omeopatia Classica, da lei fondata. Direbbe che ha scelto di ritirarsi da una società Greca “malata” e dallo stile di vita “occidentale”?
Sembra che dietro alcune delle scelte nella mia vita non ci sia stata volontà o attesa da parte mia. La maggior parte della mia vita è stata consacrata nella necessità d’intervento per un migliore stato di salute, un più elevato livello di vita per l’umanità. La possibilità che io ho oggi di vivere nella natura, che amo sopra ogni cosa, la considero un dono divino, unito alle molte altre cose meravigliose, come il riconoscimento, l’amore dei miei studenti e molte altre cose importanti, che mi sono giunte come una ricompensa nella mia vita, grazie alla mia passione e alla mia concentrazione nell’insegnamento e nella divulgazione di questo sistema di trattamento. Non è stata una mia scelta, ma una ricompensa da parte della Divina Provvidenza, ecco come la vedo.
Sì. Non amo vivere nella giungla che è Atene, e poiché il mio lavoro mi permette di vivere lontano da Atene, dove sono nato e cresciuto, sono perfettamente felice. Inoltre, la conferma che questa è stata una buona scelta è resa chiara se si considera anche che centinaia di medici vengano qua da oltre trenta paesi.
• La società greca ha ignorato il suo lavoro e il suo contributo fino a oggi, nonostante che lei abbia vinto un riconoscimento internazionale. Le dispiace questo?
Sembra che la società greca ha recentemente iniziato a compiere qualche passo verso il supporto di questa forma di trattamento.
Un esempio è la fondazione del Dipartimento di specializzazione post-universitario presso l’Università dell’Egeo.
D’altro canto non mi aspetto molto da questi governi che sono strettamente legati ai media, in particolare alla televisione.
Comunque, come lei ha detto ci sono stati molti importanti riconoscimenti nella mia vita e non sento alcuna esigenza di averne altri. Per me la più grande soddisfazione sarebbe di vedere questo sistema di trattamento adeguatamente instaurato nella sua vera essenza e con tutte le sue possibilità, senza la paura di ritornare allo stato di caos, come l’ho incontrato nel 1960, quando mi sono avvicinato per la prima volta all’Omeopatia.
• Come immagina l’Omeopatia fra 20-30 anni?
Non mi piace immaginare. Sono forse un sognatore, ma sono anche pratico, e sento che molte cose devono ancora sistemarsi prima che l’umanità abbia accesso libero a questa meravigliosa forma di trattamento. Non ci vorranno venti o trenta anni, ma sicuramente accadrà.
• C’è un successivo passo che vorrebbe compiere nella sua vita? Quale sarebbe tale passo per uno scienziato di rispetto come lei?
Vorrei vedere un “incontro”, una condivisione di conoscenze e fatti fra “noi” e “loro”, i rispettati, in modo da mostrare che solo molte poche cose ci separano, mentre molte altre ci legano, principalmente e naturalmente il nostro amore per il paziente sofferente.
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